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IL MIO CONTRIBUTO ALL’OFTALMOPLASTICA

Sono il Dott. Gian Luigi Zigiotti, medico chirurgo specialista in chirurgia plastica.

Nella sezione “CHI SONO” troverai alcuni brevi cenni riguardanti i miei titoli professionali, alla mia attività lavorativa e al percorso con il quale sono giunto ad alcuni efficaci contributi all’Oftalmoplastica, ovvero la chirurgia plastica della regione orbitaria, chiamata in Inghilterra Oculoplastica.

Nel mio sito www.zigiotti.it troverai più complete informazioni inerenti i vari settori della mia attività professionale di chirurgo plastico.

 

La dacriocistectomia

 

Per dacriocistectomia s’intende l’asportazione del sacco lacrimale, in seguito ad infezione cronica del medesimo. Le Figg. 1 e 2 mostrano alcuni casi clinici.

 

1 a 1 b

 

Fig. 1A (a sinistra): dacriocistite cronica senza epifora. 1B (a destra): dacriocistite cronica, con necrosi cutanea, senza epifora.

 

2 a 2 b

 

Fig. 2A (a sinistra): dacriocistite cronica con fistola cutanea. 2B (a destra): dacriocistite cronica con fistola cutanea.

 

 

L’intervento di asportazione del sacco lacrimale è indicato quando esso sia infetto e fistolizzato (Fig. 2A, 2B) ed inoltre quando, pur mancando l’ulcerazione (come nella Fig. 1A), il paziente lamenta occhio secco, senza il disturbo dell’epifora, per cui non gli sarebbe di alcuna utilità un intervento di dacriocistorinostomia (DCR) endoscopica o transcutanea. Nella scelta dell’intervento, anche l’età è un fattore importante, essendo la dacriocistorinostomia (DCR) più indicata nel paziente ancora relativamente giovane e con epifora fastidiosa. Al contrario, in un paziente anziano con infezione cronica del sacco lacrimale e occhio secco senza epifora, è indicato l’intervento di dacriocistectomia.

 

La cosa importante in un intervento di asportazione del sacco lacrimale (dacriocistectomia) è che si esegua una completa asportazione del sacco, senza lasciarne dei frammenti che causano una recidiva dell’ascesso.

 

La completa asportazione del sacco non è chirurgicamente facile per una serie di ragioni. In primo luogo perché, per motivi anatomici, si esegue un’incisione di piccola dimensione e quindi il campo operatorio è ristretto. In secondo luogo, perché il tessuto infiammato e necrotico nasconde il sacco medesimo.

 

Nella mia esperienza ho operato per ascesso pazienti già operati di dacriocistectomia in cui ho asportato il sacco lacrimale che non avrebbe dovuto esserci: ovviamente il sacco non era stato trovato ed asportato dal precedente chirurgo.

 

E’ buona norma eseguire sempre l’esame istologico del tessuto asportato per verificare se il sacco lacrimale sia stato effettivamente asportato.

 

Se è tanto difficile asportare il sacco lacrimale, perché non riempirlo di una sostanza liquida che solidificando ne renda facile la sua identificazione? Questo permetterebbe di trovare il sacco rapidamente e di asportarlo con sicurezza.

 

Questa mia idea è stata realizzata utilizzando del silicone liquido, iniettato direttamente nel sacco lacrimale. Il silicone si solidifica in pochi minuti rendendo agevole l’intervento.

 

Nella Fig. 3A è mostrato l’ago cannula per flebo, di plastica, che viene utilizzato per l’iniezione del silicone liquido. L’ago cannula è tagliato a becco di flauto, e risulta lungo di 11-12 mm. Il sottile tubicino di plastica è inserito nel punto lacrimale inferiore e attraverso il canalicolo inferiore penetra nel sacco lacrimale. S’inietta 1 ml di silicone liquido. In certi casi si può avere un reflusso dal punto lacrimale superiore, come nella Fig. 3B. La presenza di un cordoncino di silicone solidificato nel canalicolo superiore o inferiore non deve destare alcuna preoccupazione perché il materiale verrà poi estratto facilmente con una pinzetta. E’ importante iniettare il silicone con continuità, durante la manovra, per mantenere il silicone come un gel continuo.

 

3 a 3 b

 

 

Fig. 3A (a sinistra): ago cannula per flebo tagliato a becco di flauto. Il sottile tubicino di plastica è inserito nel punto lacrimale inferiore e nel canalicolo inferiore fino ad entrare nel sacco lacrimale. Nella Fig. 3B (a destra), il silicone liquido è refluito fino al punto lacrimale superiore.

 

Il silicone solidifica in pochi minuti. Dopo che si è preparato il campo chirurgico ed eseguita l’incisione cutanea, risulta estremamente agevole identificare il sacco lacrimale che si apprezza come una pallina dura nel campo di dissezione chirurgica. Nei casi dubbi si può aprire il sacco e verificarne il contenuto, come nella Fig. 4B. Dopo l’introduzione di questa tecnica non ho più eseguito una dacriocistectomia senza l’impiego del silicone liquido.

 

4 a 4 b

 

 

Fig. 4A (a sinistra): sacco lacrimale ripieno di silicone solidificato. 4B (a destra): in questo paziente il sacco lacrimale è aperto per verificarne il contenuto: il materiale verde è il silicone solidificato.